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Sala Ovale: LA TAV

21 marzo 2012

In un paese normale, democratico e civile, dissentire su opere infrastrutturali calate dall'alto è legittimo. Succede un po' dovunque. Ma anche in questo campo l'Italia, giusto per non farsi mancare mai nulla, fa eccezione. Da noi costruire una ferrovia, qualche chilometro e non di più, diventa l'occasione per bloccare le autostrade, arrampicarsi sui tralicci dell'alta tensione, dare fuoco a qualche cassonetto nelle città. E' la TAV, un dramma ventennale che solo da noi è diventata così pericolosa, letale e non gradita da scaldare animi già esagitati. Da anni ormai vediamo, a mesi alterni, manifestazioni di anarchici e no-global, di montanari travestiti da clown e di black-bloc, sfilare nei paesini della Val di Susa. No, la TAV non s'ha da fare, bisogna impedire che quel tunnel venga scavato. Il pericolo, dicono, è l'amianto. Inoltre, l'ambiente verrebbe stuprato da quell'obbrobrio di ferro e cavi. Sono gli stessi argomenti e le stesse frasi che si sentivano nell'Ottocento, più o meno centocinquanta-centosessant'anni fa, a proposito della cosiddetta modernità. Anatemi contro tutto ciò che cambiava (in meglio) la vita, segni di croce e acqua santa sparsa qua e là appena qualche invenzione entrava nelle case o adornava i centri abitati. Papa Gregorio XVI (pure lui un montanaro friulano trapiantato a Belluno), ad esempio, non tollerava proprio le lampade a gas e men che meno le ferrovie. Strumenti del diavolo, un po' come le definiva Tolstoj. Il grande scrittore russo detestava quell'ammasso di ferraglia che nero sfrecciava nelle desolate lande della steppa. A dire il vero non gli andava bene neanche il telegrafo, e non si sa perché. Oggi, però, fa un po' ridere che non si possa accettare un treno ad alta velocità. Fa un po' pena vedere gente che tenta di ammazzarsi arrampicandosi su tralicci ad alta tensione. Sembra quasi che alla salute e all'ecologia si tenga solo in Italia, visto che in Francia tutto è stato fatto senza colpo ferire. Ma noi siamo particolari, da noi la normalità è davvero un'opzione rara. In Italia c'è e ci sarà sempre un Sindaco pronto a incatenarsi al cancello di qualche ministero o di qualche prefettura per protestare contro la costruzione di una strada, di un marciapiede, di uno scalino. Così facendo, però, tutto rischia di diventare barzelletta, di scadere nel ridicolo. Anche le battaglie giuste e sacrosante assumono così i contorni delle inutili e paradossali battaglie contro i mulini a vento che la letteratura ci ha raccontato. E sminuire in tal modo questioni che potrebbero essere discusse con la civile partecipazione dei cittadini è davvero un gran peccato.

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