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Sala Ovale: Tucson

26 gennaio 2011

La strage di qualche giorno fa capitata a Tucson, Arizona, ha improvvisamente riportato gli Stati Uniti ad una realtà che probabilmente credevano morta e sepolta con l’11 settembre 2001. Ormai i Jared Loughner erano altrove, travestiti da talebani piuttosto che da miliziani sciiti iracheni. Il pericolo, da dieci anni, era esteriorizzato, quasi che la terra della libertà, del mito della frontiera, fosse diventata di colpo la patria della sicurezza. Un paesaggio bucolico, ridente, felice. Mentre fuori c’era il marcio, la guerra, la violenza. E’ una costante nella storia degli Stati Uniti: il primato della forza che porta a ritenere che la propria immensa Nazione sia il luogo migliore, la terra dove tutti i sogni possono realizzarsi: non c'è niente meglio dell'America, dicevano i pionieri dell'Ottocento che dall'Est atlantico si avventuravano ad Ovest, cercando fortune e gloria. E’ stato quindi un brusco risveglio, quel giorno di gennaio, quando un folle esaltato ha deciso di punire l’establishment, il potere. Sì, nella sua testa malata l’obiettivo era Gabrielle Giffords in quanto deputata di un Congresso, quello di Washington, che per Loughner rappresentava il male dei mali, un cancro da estirpare. Costi quel che costi. Basta visionare attentamente i suoi video, basta leggere i suoi scritti, basta dare una veloce sbirciata ai libri preferiti. Ce l’aveva con i banchieri, colpevoli di avvelenare l’America. Ce l’aveva con Bush, colpevole (a suo dire) di aver tirato giù le torri gemelle. L’odio per l’ex Presidente era così forte che, stando a quanto raccontano i conoscenti, ogni volta che lo vedeva in tv si metteva a digrignare i denti. In Italia, e solo in Italia, i quotidiani ci hanno raccontato che Jared Lee Loughner è invece un fan di Sarah Palin, un seguace dei Tea Party, un estremista della destra americana più pura e violenta. Il discorso, come ampiamente documentano gli editoriali che tutti possiamo leggere sui principali organi di stampa d’oltreoceano, non regge. Di più, è totalmente diverso, e non solo perché l’assassino sia un anti-bushiano. Non regge perché la Giffords è una affabile quarantenne che, seppur democratica, rappresenta l’ala più moderata del partito. E’ favorevole al porto d’armi, è favorevole al muro di cemento che dovrebbe dividere l’Arizona dal Messico, è da sempre schierata contro l’immigrazione clandestina che dal sud tenta di penetrare negli States. Insomma, sarà pure democratica, ma di certo non è una progressista. Tra l’altro, ha pure votato contro la Pelosi alla recente elezione per la nomina del nuovo speaker alla Camera. Abbiamo a che fare con uno squilibrato, con uno che rappresenta l’anti-americanismo per eccellenza: estremista, complottista e piromane. Sì, perché Loughner ha più volte dato fuoco alla sacra bandiera degli Stati Uniti, proprio per protestare (dice lui) contro il sistema. Ecco, di un pazzo si tratta. Né più, né meno. E per questo, ancor più preoccupante. Perché uno Stato-Continente è stato messo sotto shock da uno squilibrato. L’America ha riscoperto, in una fredda mattina di gennaio, tutta la sua debolezza.

Matteo Matzuzzi

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