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Sala Ovale: il sogno americano

29 marzo 2010

Pensare alle navi che partivano verso l’America, verso il Paese dove c’era lavoro, benessere, dove i sogni potevano diventare realtà, dove la vita sarebbe cambiata per sempre significa fare un gran bel salto all’indietro nel tempo, di un secolo e forse più. Per quante volte abbiamo sentito queste frasi dai nostri emigranti, da poveri padri di famiglia che, non avendo più nulla, lasciavano affetti, casa e beni personali (pochi) e salpavano per andare dall’altra parte dell’Oceano... Il sogno americano, il tanto celebre the American Dream, è stato un must, una definizione che calzava a pennello per la grande potenza a stelle e strisce,creata essa stessa da un sogno, quello della frontiera mobile. Fino ad un anno e mezzo fa sembrava che il sogno, per troppo tempo sbiadito, potesse riprendere forza e vigore grazie al volto nuovo e fresco di Barack Obama, l’uomo degli slogan ad effetto, delle folle in lacrime in estasi per il giovane hawaiano portatore di un messaggio semplice quanto ambizioso: si può cambiare. Abbiamo ancora negli occhi i visi solcati dalle lacrime di donne e uomini emozionati mentre la CNN, in quella notte di novembre, annunciava che tutto era compiuto, che il sogno era diventato realtà, che il loro Barack era diventato Presidente. La dimostrazione che nulla è impossibile, se anche un nero è potuto entrare da capo indiscusso in quella Casa che non a caso è bianca, mettendo da parte secoli di razzismo più o meno velato e di schiavitù dura e violenta. Oggi però, dopo quel trionfo storico, gli Stati Uniti sembrano tornati nel limbo dell’insicurezza, in uno stato di stanchezza decennale che ha sopraffatto anche lo stato di euforia elettorale. Quelle lunghe code ai seggi cariche di speranza sono ormai solo un ricordo, evaporato come il sogno di dare una sterzata alla politica aggressiva della grande potenza bagnata dai due oceani. Le difficoltà che la realtà di questo Mondo ha sbattuto in faccia a Obama sono state probabilmente più dure di quanto si potesse immaginare. Certo, non si tratta di problemi che attanagliano solo gli Stati Uniti, ma riguardano un po’ tutti, soprattutto nella Vecchia Europa, ormai incapace di guardare con ottimismo al domani. E’ in un momento come questo che la leadership, che la capacità di governare la più grande potenza del globo deve emergere e farsi vedere con tutta la sua forza e tenacia. I grandi Presidenti americani scolpiti per sempre nella storia sono quelli che hanno saputo prendere decisioni impopolari, prendendo saldamente in mano le redini del Paese. Obama deve probabilmente imparare a decidere, a scegliere. Fino ad ora si è barcamenato, ha navigato a vista. Solo il tempo potrà dire se l’era Barack sarà ricordata anche come l’epoca capace di risvegliare e rispolverare il sogno americano.

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