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Sala Ovale: Italia vs. Resto del Mondo

22 febbraio 2011

Travolti dal caso Ruby, la presunta nipote di Hosni Mubarak che nel tempo libero frequentava i dopocena di Arcore, ci chiediamo sempre più insistentemente quale sia l’immagine che l’Italia offre di sé al Mondo. In poche parole, quanto le marachelle di Silvio Berlusconi suscitano indignazione e scandalo presso le opinioni pubbliche degli altri Paesi nostri amici ed alleati? In realtà, ben poca. Certo, ci sono le inchieste dei grandi quotidiani impegnati, dei settimanali cool, di qualche tv di nicchia. Ma all’uomo medio di Birmingham o alla casalinga di Caen, di quello che il Cavaliere fa a casa sua, di notte, non frega niente. E ci mancherebbe altro. La gente normale pensa come arrivare a fine mese, alla disoccupazione crescente, al costo della vita. Non di certo ai Bunga Bunga presunti o tali. Per carità, Berlusconi fa troppo il viveur, e certe cose un Capo di Governo dovrebbe assolutamente evitarle, specie se tali da creare imbarazzo alle Istituzioni.

Tuttavia, se all’Estero ci guardano un po’ così, come i parenti poveri dell’Occidente, non lo si deve ai comportamenti bizzarri del nostro Premier. E’ qualcosa che ci portiamo dietro da sempre, da secoli, ancor prima di esistere come Nazione unitaria. Poco affidabili, spesso poco seri, troppo giocherelloni. Sono stereotipi radicati nell’essere Italiano, fin da quando spagnoli, austriaci e francesi si dividevano i brandelli della nostra Penisola. Nell’Ottocento, Metternich rifiutava addirittura di considerarci un Paese, preferendo definirci “una mera espressione geografica”; nel primo Novecento le cancellerie europee commentavano i continui “giri di valzer” della nostra politica estera, che alleata dell’Austria non esitava a muoverle la guerra nel 1915. E potremmo anche fare esempi più recenti, ma la sostanza non cambia. E’ una sorta di pregiudizio che porta gli altri a guardarci dall’alto in basso, con sufficienza. 

Fa ridere che i tabloid inglesi facciano gli indignati per i Bunga Bunga quando sulla loro Casa Reale si potrebbe imbastire un porno. E non c’è bisogno di ricordare i casi Clinton-Lewinsky e le orge dei fratelli Kennedy alla Casa Bianca, e neanche i tradimenti vari di Sarkozy. Eppure, alla fine, gli Italiani sono sempre i soliti. In realtà, forse, dovremmo imparare a fregarcene di quanto gli altri dicono di noi. Perché se i cosiddetti intellettuali stranieri hanno tempo da perdere con noi, è solo per sviare dai problemi interni, dalle magagne e dagli imbarazzi che quotidianamente vivono a casa loro. E’ sempre stato così. L’unico problema è che il parente povero è l’Italia. E questo non si può cambiare.

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