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Sala Ovale: Obama 2, il ritorno!

21 novembre 2012

Alla fine, come ampiamente prevedibile nonostante qualche sondaggio un po' troppo ottimista per il Gop, Barack Obama si è confermato alla Casa Bianca. L'America non scherza e quando si tratta di politica, si conferma conservatrice: al presidente in carica, l'incumbent, di norma si dà sempre la seconda possibilità. Rare, rarissime le eccezioni in epoca moderna. Mitt Romney se l'è giocata abbastanza bene negli stati incerti, ma li ha persi tutti ad eccezione del North Carolina. E' il fallimento della strategia dei santoni repubblicani à la Karl Rove, quelli che teorizzavano la conquista di Ohio, Florida e Virginia, quindi di un altro paio di stati dell'ovest (come Colorado e Iowa) e infine il New Hampshire per dare la spallata finale. Niente di tutto ciò è accaduto. Al di là della storia e del conservatorismo politico degli Stati Uniti, la sconfitta del Grand Old Party deve far riflettere: basta guardare la mappa d'America, il cosiddetto collegio elettorale, per capire che se i repubblicani non sterzano, non governeranno più il paese per generazioni (almeno una). Si sono arroccati su posizioni estreme e populiste, dando spazio (troppo) ai Tea Party - che di norma le elezioni le perdono - e alienandosi il consenso delle minoranze e dei giovani. Il grande problema della destra americana sono i latinos, la più grande minoranza che sta soppiantando lo zoccolo duro di vecchi bianchi che alimenta le urne repubblicane. George W. Bush lo sapeva, lui da governatore del Texas si era mostrato moderato con loro, tant'è che riuscì a intercettarne il consenso. Da tempo un altro Bush, Jeb, invoca un cambio di passo, suggerisce di guardare più in là del proprio naso, spinge Marco Rubio - l'enfant prodige della destra, giovanissimo senatore d'origine cubana della Florida. Fino a oggi vanamente. Anche Romney, che è sempre stato un moderato, ha dovuto abbracciare posizioni estreme per vincere le primarie. E' questa la missione degli sconfitti da qui al 2016, quando probabilmente scenderanno in campo i big che in questa tornata sono rimasti in ombra: darsi una linea, una visione, un progetto. Smettere di vivacchiare e di guardare al passato più nero.

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