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Pane e Porcellum come back!

5 marzo 2009

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Nell' ultimo periodo Pane e Porcellum 2.0 è stata nel silenzio. Il caso Englaro onestamente ha segnato chi vi scrive e la voglia di parlare del Baraccone di Roma sinceramente non c'è.

Cosa ci siamo persi?
Beh:
  • Il burro padano alla Bouvette del Senato
  • Il pasto "politico" a quello della Camera
  • Le impronte digitali per evitare le suonate di piano da parte degli onorevoli
  • La protesta dei produttori di latte in trattore da Gemonio ad Arcore, nuovi centri del potere
  • La gaffe tra Sarkozy e Berlusconi su Madame Bruni
  • La morte e la rinascita (seeee...) del compianto PD, sempre più simile alla croce rossa su cui non bisognerebbe proprio sparare.
Ne sono successe altre ma colgo l'occasione per una campagna, l'ennesima, a cui aderisce questo blog.
Non datemi del populista ma coi tempi che corrono questa questione è abbastanza "vomitevole", se mi si passa il francesismo.
Ieri sera è stato pubblicato su www.lavoce.info (e ripreso stamani da un editoriale di Stella sul Corriere) uno studio che calcola in 400 milioni di euro l’extra-costo a carico dei contribuenti in caso di non abbinamento del voto referendario a quello per le europee/amministrative. Dicono gli esperti di lavoce.info:

Abbiamo in questo momento tre obblighi elettorali: elezioni europee, amministrative, referendum sulla legge elettorale. Il buon senso suggerisce di accorparle in un'unica scadenza. Ma dato che molti partiti sono contrari al referendum e si propongono di farlo fallire, è molto probabile che alla fine non ci sarà un vero e proprio election day. Il Governo ha deciso di abbinare elezioni amministrative ed elezioni europee in un’unica data, il 6-7 giugno 2009. Ma appare intenzionato a far tenere in data separata il voto referendario, per farlo fallire. Questa scelta ha un costo per il contribuente di circa 200 milioni di euro, quanto fin qui impegnato per la social card. E vi sarebbero altri oneri indiretti per la collettività, pari a circa 200 milioni. Quindi in totale per affossare il referendum la classe politica vuol farci pagare 400 milioni. In tempi di bassa crescita e di stringenti vincoli di bilancio è un’opzione che proprio non possiamo permetterci. In tempi difficili come questi sarebbe bene utilizzare tali risorse per altri scopi. Chi è contro al referendum non deve imporre alla collettività un costo così alto. Meglio che spieghi ai cittadini le sue ragioni invece di imporre a tutti una tassa così alta.

Quasiasi sia il vostro colore politico, leggete e valutate!

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