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Cattiva maestra televisione

25 gennaio 2010

Sempre peggio, si dice. Chissà se è poi vero. Stiamo parlando della televisione, quello che ci offre quotidianamente, la miriade di proposte (spesso uguali tra loro) di cui veniamo bombardati dalla mattina alla sera, senza possibilità di salvezza (a meno che non si decida di spegnere l’apparecchio). Ormai i giornali pullulano di analisi, spesso dotte e un po’ snob, di maestri (presunti o tali) che vanno a fare il pelo alla programmazione televisiva contemporanea, fatta sempre più di risse, scazzi e urla. Il trash sempre più profondo. In effetti, se un pomeriggio abbiamo la bella idea di mettere su Canale 5 ci troviamo davanti allo spettacolo di signori ottantenni o novantenni dediti alla ricerca dell’anima gemella. Ed è così interessante sapere che c’è chi la vuole “con i piedi che non puzzano e con il fiato bono”.
Spettacolo deprimente, che evidentemente porta ascolti, si suppone. Per non parlare poi della autoproclamatasi “padrona di casa di Domenica 5”, quella Barbara D’Urso che, tra un balletto e l’altro, riesce a piangere davanti alle telecamere per il terremoto d’Haiti e un nanosecondo dopo annunciare, con il sorriso a settantasette denti che dopo la pubblicità si parlerà delle vicende sentimentali di Lory Del Santo. Non che la concorrenza sia da meno, anzi. Cambiando su Raiuno ci troviamo il Pontefice che ama tanto pontificare, Giletti Massimo di fresca capelluta tintura, fare la faccia seria e seriosa. Ripete come un ossesso di detestare le liti. Dice di voler capire, di fare chiarezza. E venti secondi dopo partono le urla, gli applausi, il macello con ospiti accuratamente selezionati per un unico scopo: fare casino.
Già, casino. E’ questo il filo rosso che ormai spopola con successo, a quanto sembra. E’ la lotta tra chi urla di più, tra chi si fa sentire maggiormente, tra chi la spara più grossa. Una Santanchè che dà del pedofilo a Maometto gareggia con la lite d’antan tra Pappalardo e Zequila, con una povera Mara Venier poi sospesa dall’allora establishment Rai per non si sa ben cosa. La qualità, sembra, è cosa per pochi, per palati fini. E allora non resta che buttarsi sul satellite, sulle pay per view, sulle cose che non tutti si possono permettere, anche perché i prezzi sono quel che sono (e cioè alti). E’ giusto tutto questo? E’ democratico? Probabilmente no, ma questa è la realtà. Un mondo dove ormai i grossi ascolti li fanno solo i concentrati di spazzatura, dove Piero Angela con i suoi speciali viene mandato in onda solo in periodo di non-garanzia, per evitare debacle dell’Auditel. Però, forse, non siamo messi così peggio se guardiamo in casa d’altri. E’ di qualche giorno fa, infatti, la notizia che in Inghilterra stanno pensando ad un reality su un malato terminale.
Robe dell’altro Mondo, viene da dire. Uno schifo assoluto che forse un po’ ci consola. Da noi queste cose sarebbero forse inimmaginabili. Speriamo. Ma ne dovremo vedere ancora delle belle, almeno questa è la sensazione di chi scrive…

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