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America 2008: Meno 100 giorni

27 luglio 2008

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Obama torna in questi minuti negli Stati Uniti dopo il viaggio che lo ha portato dall' Afghanistan a Israele, dalla Germania a Londra.
Comunque vada, il viaggio del candidato democratico ha fatto la storia nel bene e nel male.
Obama ha conquistato l'Europa, tanto che i sondaggi dei nostro continente lo eleggerebbero presidente a mani basse.
L'istituto Gallup, il più famoso centro di statistiche americano lo dà avanti di nove punti, ma in alcuni stati chiavi la forbice fra i due contendenti è "to close to call", troppo stretta per dichiarare lo stato democratico o repubblicano.

Ma non fermiamoci ai numeri e analizziamo quanto successo negli ultimi sette giorni.
La candidatura Obama ha recuperato punti per quanto riguarda la politica estera.
L'endorsement a Gerusalemme, l'appoggio in Iraq sono punti che hanno indicato la linea del candidato democratico anche se hanno scatenato una selva di polemiche.
L'aver indicato i 16 mesi dall' elezione per il ritiro dall' Iraq sono parti a molti un errore che lascia ai terroristi lo spazio temporale per colpire.
L'aver parlato di Gerusalemme capitale d'Israele è un tentativo di arruffianarsi il voto ebraico.
L'aver parlato di un europa unita, senza muri, senza armi è parso da figli dei fiori.
L'aver appoggiato un legame Europa Usa e non essersi presentato a Bruxelles è parsa una leggerezza.

Molte critiche che nascondono quella che io definisco la verità: Obama spesso è parso dubbioso in politica estera anche se i dubbi passano attraverso la selva di errori della precedente amministrazione che porta a lavorare con i piedi di piombo.
C'è tuttavia un modo più o meno condivisibile di guardare al futuro, in maniera più positiva, guardando a un mondo privo di armamenti, privo della corsa al riarmo, privo della guerra scatenata con l'obiettivo di ridiscutere l'uso delle materie prime più che i bisogni della popolazione.
Sarà una chimera ma in questo mondo in cui tra nucleare e guerre è per me un raggio di sole positivo, isolato ma positivo.
Ora la campagna di Obama deve però tornare in America, in uno stato indebitato fra le carte di credito e i mutui subprime. L'americano medio vede un futuro nerissimo (evito la battuta a sfondo razziale) e ha bisogno di alcune certezze sull'economia interna.
Se Barak virerà verso questa direzione sono convinto che le porte della White House a novembre si spalancheranno per lui.

America 2008 va in vacanza e vi dà appuntamento al 25 Agosto quando comincerà la convention democratica. La settimana successiva sarà la volta di quella repubblicana.
A partire dal 25 settembre poi cominceranno i dibattiti fra i due leader.
Buone vacanze e vi lascio con l'ultimo servizio di SkyTg24 sul ritorno di Obama negli USA.



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