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BOBOUSA Episodio 21: Il punto della situazione

9 maggio 2008

Fatti anche l'Indiana e il North Carolina, gli stati che ancora devono andare a votare per le primarie sono veramente pochi.
Le voci che si sono rincorse dopo il sostanziale pareggio di mercoledì volevano una Clinton sul punto del ritiro.
Da Clintoniano quale sono devo ammettere che per me la parità è chiusa a favore di Barak Obama e per me questo è a tutti gli effetti il mio endorsement.
Obama arriverà quasi sicuramente alla convention di Agosto con la maggioranza, stretta ma pur sempre maggioranza, dei delegati avendo superato l'attuale MAGIC NUMBER, il 50%+1 della platea del meeting democratico.
Su questo numero si appendono le poche speranze della Clinton che vorrebbe fossero conteggiate le primarie di Florida e Michigan che erano state azzerate dal comitato centrale dopo che questi stati avevano singolarmente deciso di spostare la data delle elezioni primarie.
Questa polemica è inutile perché anche con quei numeri la Clinton a meno di una serie di vittorie molto improbabile negli ultimi stati rimasti, non avrebbe la maggioranza.

I numeri parlano chiaro: le primarie in campo democratico sono finite e Barak Obama è il candidato per il partito.
Il problema è che i numeri chiari nascondono una serie di problemi:
  • Una convention così spaccata non era mai accaduta nella storia del partito, che ha fatto un'estenuante campagna interna che ha lacerato e molto l'elettorato anche più fedele.
  • Questa diatriba interna è andata a danneggiare l'immagine del partito e ha fatto rinascere McCain, candidato repubblicano che su due livelli per molti ora è favorito. Sia da un punto di vista della tradizione elettorale del paese a stelle e strisce, un paese in guerra non cambia schieramento politico, e tutti gli avvenimenti sembrano dire che anche dopo 8 anni di disastro Bush, ci sarà ancora un repubblicano alla Casa Bianca. In secondo luogo, con ancora un po' di clintonismo in testa, Barak Obama è un grosso candidato ma temo lo sia solo in apparenza. Ovvio che il candidato di colore sia una svolta negli USA, ma contenutisticamente su punti come guerra e immigrazione, ha una linea che scricchiola e rischia di essere fallimentare
  • Se il programma di Obama ha qualche ombra, sulla sua corsa alla Casa Bianca pesa anche il fatto che tutti i grandi stati, carichi di grandi elettori, sono andati tutti alla Clinton e per il senatore dell' Illinois questo è un grossissimo problema.
La soluzione? Io una in mente ce l'avrei proprio nei giorni in cui in Italia fa la sua comparsa: il più sfortunato politico della storia, Al Gore, potrebbe essere una soluzione per questo quadriennio, per rappacificare gli animi del partito e spianare la strada a Obama.
Il problema che questo rimane solo un sogno.

Comunque un'ANSA di ieri ipotizzava che in caso di sconfitta la Clinton possa ritirarsi dopo le primarie in Kentucky del 20 Maggio, alla luce soprattutto dei problemi finanziari che la sua campagna comincia a patire; per altri la data decisiva è il 31 Maggio quando il comitato elettorale del partito sarà riunito per decidere come risolvere il caso del Michigan e della Florida che nella migliore delle ipotesi per Hilary rimetterebbe in parità, o quasi, il match

Comunque vada continueremo a tifare democratico, e a tenervi informati sul proseguio di questa fantastica corsa a Washington.
Intanto vediamo il punto della situazione di Jordan Foresi di SkyTg24
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